Il gioco dei ruoli

Chi di voi ha visto ieri sera la commedia sentimentale “Sarà perché ti amo”, con Sophie Marceau?

Dopo dieci anni di matrimonio, Ariane (Sophie Marceau) e Hugo (Dany Boon) sono nel pieno di una crisi di identità di coppia e decidono – per scongiurare l’incomprensione e il divorzio – di scambiarsi i ruoli per un anno. Così Ariane si ritrova da un giorno all’altro a dirigere l’impresa edile del marito; quest’ultimo invece si improvvisa venditore porta a porta di bigiotteria ma sopratutto padre a tempo pieno, lui che non ha mai partecipato ad una recita del figlio e che in casa non ha mai alzato un dito.

Una commedia divertente, un po’ romantica ma anche provocatoria: e se davvero per un periodo – non dico un anno – ci si scambiasse i ruoli? Forse sarebbe possibile capire “come sta l’altro”, il nostro partner. Forse  lui capirebbe che una mamma – al di là e oltre del lavoro, quello retribuito se ne ha uno – è una vera e propria “family manager”. E forse la mamma capirebbe invece l’importanza del suo ruolo anche tra le mura domestiche, confrontandolo con un lavoro in ufficio che richiede le stesse doti di rapidità, professionalità e responsabilità che adoperiamo tutti i giorni – comunque -a casa. E scoprirebbe di avere molte doti “represse”. Che ne pensate? Non è una follia e in ambito professionale è già stato sperimentato e teorizzato: quando lavoravo da Bloomberg (gruppo d’informazione finanziaria) con regolarità i capi dei vari dipartimenti si scambiavano i ruoli per sei mesi, per vedere “cosa succede” tutt’intorno a sè.

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