(S)piacevole equivoco: la settimana della conciliazione?!

“Una settimana dedicata al rapporto costruttivo dalle parti, per trovare  in breve tempo una soluzione amichevole, soddisfacente e condivisa; una proceduta snella ed economica che sarà presto obbligatoria in molti settori”. Ero in macchina, ascoltavo semi-distratta la radio quando ho sentito l’annuncio della settimana della conciliazione. Per me, che ormai ho una vera e propria passione (ossessione?) per il tema dell’occupazione femminile e materna è sembrata un’interferenza aliena: una settimana sulla conciliazione?! La “mia” conciliazione, quella di work/life balance? L’annuncio è rimasto ambiguo per un altro paio di frasi – o forse ero io ad aggrapparmi ad una vana speranza – prima che arrivasse il chiarimento: “e’ promossa dalle camere di commercio e riguarda le controversie civili e commerciali”. Ah, ecco. A quando una settimana altrettanto seria, capillare, concreta e strutturata sulla conciliazione vita professionale privata, a livello aziendale e commerciale?

Eppur qualcosa si muove…

Cercando di superare il “benaltrismo” – attitudine tipica di chi sostiene “ci vorrebbe ben altro per cambiare le cose”, e così non si impegna neppure partendo dalle piccole cose – vi segnalo l’interessante piano regionale, appena approvato dalla Giunta, che è tutto incentrato sull’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi. I dettagli sono ancora in via di definizione, ma la Lombardia è intenzionata a finanziare un piano integrato per la facilitazione per il rientro al lavoro delle neo mamme lavoratrici, erogando incentivi all’acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate (nidi …) o in forma di «buono lavoro» per prestatori di servizi (assistenza domiciliare ecc.). Ma anche attraverso misure sperimentali – ancora allo studio (p. 9 e ss) — che favoriscano una gestione integrata della maternità, all’interno della famiglia ma anche all’interno dell’azienda dove la donna lavora.  Questo il documento completo: Conciliazione_regione bollettino ufficiale agosto 2010-1

Migliorare la gestione della maternità a livello territoriale, aziendale e sociale significa potenziare la competitività del territorio e delle aziende e migliorare il benessere delle famiglie” si legge nel bollettino ufficiale: un ragionamento che – al di là dell’appartenenza politica – credo trovi tutti d’accordo.

è-quality viaggio nelle imprese dove parità è qualità

Far parlare i dati, renderli casi concreti per capire come e dove è possibile. L’argomento è sempre quello, l’occupazione femminile e materna, mia vera passione e filo conduttore del nostro progetto. In Piemonte accade che il rapporto biennale sull’occupazione nelle aziende con più di 100 dipendenti – la raccolta dei dati è prevista per legge – si è arricchita do un’indagine qualitativa sulle aziende con maggior presenza femminile. Per capire se ci sono degli elementi determinanti che permettono la “sopravvivenza” e per premiare i casi più virtuosi, rendendoli dei casi d’esempio replicabili e da far conoscere.  Siete curiosi? Leggere l’opuscolo! e-quality piemonte

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Via libera al talento

Qualche volta le iniziative del fondo sociale europeo hanno risvolti pratici, destinati ad imprese e professionisti. Ecco un bel esempio: un libretto – passato in Italia assolutamente sotto traccia – che descrive perché anche nelle piccole e medie imprese i talenti al femminile sono una risorsa, anche economica, e come vanno valorizzati. Un utile documento da consultare e tenere da parte. vademecum aziende

Moms at work, ma non solo

Lasciatemi raccontare brevemente cos’è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page, qui voglio invece trasmettervi le impressioni. Il nostro progetto è partito a cavallo dell’anno 2010, siamo “usciti allo scoperto” a marzo con un ambizioso progetto: ristabilire da un lato un confronto positivo tra donne qualificate motivate che hanno avuto gap occupazionali legati alla maternità- o che “tengono duro” ma vorrebbero rimodellare i  propri tempi di vita professionale-   e le aziende, per reinserirle nel mercato del lavoro; e offrire dall’altro consulenza alle aziende sulla flessibilità a 360°, aggiornandole quindi anche sui disegni di legge e le scelte politiche sul tema. E ieri in effetti siamo riusciti a mettere tutti intorno ad un tavolo. Non è stato facile, fino all’ultimo eravamo in suspance: i capi del personale come reagiranno ad un invito su questo tema? Verranno? Le dirette interessate accorreranno sul piede di guerra? E le istituzioni si trincereranno dietro un testo scritto ad hoc dal portavoce senza aggiungere una parola di più o si potrà avere un reale confronto sul tema? Beh, devo dire che ha funzionato! C’erano molti responsabili delle risorse umane, anche delle aziende che ancora non si sono mosse – o sono alle prime armi – in questo campo, oltre ai “virtuosi”. Che peraltro non hanno usato questo spazio per farsi belli ma per ragionare seriamente su costi e benefici nella gestione flessibile delle risorse. Anche gli interventi delle mamme in sala sono stati molto seri, e provocanti ma ho apprezzato molto che erano tesi a trovare una soluzione, ad un dibattito e non ad una recriminazione o una lamentela. Come Silvia Alessi di Avanade che ci ha portato la sua testimonianza di confronto costruttivo con il proprio capo del personale. E le istituzioni – l’Assessore Boscagli e il rappresentante Cisl Gigi Petteni – al posto che una presenza “mordi e fuggi” si sono prestati fino alla fine dell’incontro al dialogo; così come Francesca Pelaia del dipartimento della Famiglia ha affrontato il tema con semplicità, senza nascondere snodi e criticità del finanziamento dell’art. 9. Si dice “chi si loda s’imbroda” quindi ora basta, volevo solo raccontarvi un piccolo successo, un primo piccolo passo avanti. Sappiamo che la strada è lunga, ma anche che con determinazione ed entusiasmo si può arrivare lontano.

Un corso per i manager Family Friendly

Altis, l’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano, ha in programma un corso di 6 giornate per Manager Family Friendly. Di che si tratta?

Il PerCorso Manager Family Friendly è dedicato a manager ed executive che si fanno, o intendono farsi, promotori nelle proprie realtà di riferimento di politiche di conciliazione famiglia-lavoro, capaci di migliorare il clima aziendale, incrementare le performance, attrarre nuovi talenti e motivare quelli già inseriti, creare benessere per i propri dipendenti e le loro famiglie.

Il corso fornisce un quadro aggiornato sugli ambiti della conciliazione famiglia-lavoro, tema sempre più attuale, per le sue implicazioni di carattere economico, politico, sociale e psicologico. Il terreno su cui si giocherà sempre più la competitività di aziende, pubbliche amministrazioni, organizzazioni non profit, nell’essere protagoniste attive della realizzazione, anche in Italia, di un nuovo welfare condiviso.

Il PerCorso è focalizzato su progettazione, realizzazione e valutazione di buone pratiche di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. La metodologia coniuga elementi sia teorici (provenienti dalla rifl essione di esperti nazionali ed internazionali) sia applicativi (derivanti dalle esperienze aziendali più interessanti attuate in questo campo in Italia).

Il PerCorso si articola in tre moduli da due giornate ciascuno, che si svolgeranno il 9-10 giugno 2010; 24-25 giugno 2010; 8-9 luglio 2010.

Trovate qui tutte le altre informazioni utili

Cosa pensanso i direttori del personale? Leggetelo qui!

Il nostro progetto pilota continua ed oltre a creare un database di donne qualificate e motivate a rientrare – o a modificare i ritmi del proprio impegno – nel mondo del lavoro, dialoghiamo con le aziende per cercare di capire se e cosa già stanno facendo in termini di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. E cosa invece non fanno, perché é percepito come un costo, un aggravio uno snodo critico dell’organizzazione aziendale. Volete saperne di più? Andate nella sezione “Le interviste” qui di fianco a sinistra: grandi gruppi e realtà locali a confronto sul tema. Lo trovate interessante? Diteci la vostra.

Donne con i baffi

In un video molto provocatorio ed interessante, ideato per il festival delle Pari Opportunità che si è tenuto a Mantova (dal 6 all’8 maggio 2010, questo il sito), una donna coni baffi riassume tutti i problemi legati all’occupazione femminile e materna. Per chi se lo fosse perso, è da vedere! ma perché mette i baffi, direte voi? Perché attualmente il mondo del lavoro – questo il messaggio – non è a misura di donna e per poterci restare, seppur tra mille difficoltà, bisogna in parte snaturarsi ed accettare regole “a misura d’uomo”, inteso come sesso maschile, dalle riunione alle 19:30 la sera al divario salariale, solo per fare qualche esempio. Che ne pensate, vi piace?

Sorpresa: il part-time non costa di più

Devo ringraziare Maria Grazia Seminario, imprenditrice bresciana della Las (Lombarda Accessori Serramenti) che si è prestata al confronto sul tema della flessibilità. E che ha scoperto – dopo un’attenta analisi delle buste paga con il suo consulente – che il part-time non costa di più del tempo pieno, né in termini retributivi né in termini contributivi. Devo ringraziarla anche per la sua schietta reazione:  “è stata una sorpresa anche per me!” Ho voluto raccontarvelo in un post perché questo per me è un piccolo successo e un ottimo esempio. Un piccolo successo perché  dimostra che è possibile sfatare alcuni  falsi miti sui costi della flessibilità. Ed un ottimo esempio di come lo scambio di informazioni ed il confronto tra le pratiche aziendali può servire in maniera concreta ad affrontare il tema della conciliazione. Che è poi il primo passo per trovare delle soluzioni utili e condivise. Infatti questa imprenditrice mi ha spiegato: gli oneri percepiti sono probabilmente legati ai costi organizzativi. Questa è un’indicazione chiara, precisa sulla quale ragionare. L’altra, molto interessante, è questa: “Forse si chiede a gran voce la defiscalizzazione per incentivare le assunzioni,  visto che nella  mentalità imprenditoriale il part-time è sinonimo di poca disponibilità. Ma – aggiunge – per quanto mi riguarda ti posso assicurare  il contrario: infatti le lavoratrici a part-time hanno sempre dimostrato la loro gratitudine  rendendosi più flessibili e professionali dei colleghi  a full-time”.  Ecco una testimonianza che vale più di mille studi. E poi dicono che nelle piccole imprese non c’è attenzione per le risorse.

Foto: Pane, amore e creatività

You cannot have it all!

Questo dice il capo di una grande banca d’affari di New York ad una giovane e grintosa Diane Keaton quando diventa “mamma in affido” della piccola nipote, rimasta orfana. “Non puoi avere tutto“, le spiega il manager, spaventato dal nuovo impegno privato della sua pupilla, che non esita a “mettere da parte” ritrattando la promozione e offrendole un ruolo “più tranquillo”.  E’ un tuffo nel passato, anno 1987, ma questo film che mi è capitato per caso di rivedere resta ancora molto attuale. Perché più di vent’anni dopo la maternità – ancora di più il rientro dopo la maternità – è ancora vissuta come un momento critico in azienda. E perché allora come oggi molte donne fanno di necessità virtù, sanno trasformare un problema in un’opportunità. La stessa grinta e determinazione che ho trovato in molti delle vostre mail la tira fuori la protagonista: lascia la Grande Mela e si trasferisce in campagna con la bambina. Incapace però di stare ferma – lei abituata ad una vita frenetica, piena di contatti e iniziative – si mette a coltivare un frutteto e a produrre omogeneizzati. La  “Country Baby” diventa presto una solida impresa di alimenti genuini destinati all’infanzia che presto vengono venduti in tutto il Paese. Fino a quando Diane riceve un’offerta di acquisto della società proprio dalla banca d’affari dove un giorno ha lavorato. E rifiuta. Perché é riuscita ad avere tutto quello che voleva!