Ho parlato recentemente con un professionista delle risorse umane olandese, e mi sembrava di aver avuto un contatto extra-terrestre. Mi spiegava con chiarezza, e noncuranza, che nel suo Paese in fase di colloquio di lavoro il fatto di essere sposate e di avere una famiglia costituisce un elemento positivo per la valutazione del candidato, perché vuol dire che una persona è completa, che ha stabilità emotiva ed è in grado di gestire responsabilità personali. Pronto, terra?! Quando da noi? Quando sarà possibile non mentire sullo stato familiare, sulle intenzioni procreative – a tutt’oggi domanda indiscreta, illegale ma molto diffusa? – anche in Italia? Al posto di dover sfilare la fede, di mentire sulle nostre stesse convinzioni e desideri, io sogno – io mi impegno – perché un domani si possa scrivere con fierezza quanti figli si hanno nel proprio curriculum. Ci stiamo lavorando….
Quando al colloquio di lavoro potremo dire fiere : “sì sono mamma”
Parents@work
Cecilia (la quadrismamma mia amica e co-fondatrice del progetto moms@work) ed io abbiamo recentemente incontrato Avivah Wittemberg, la grintosa scrittrice americana che ha pubblicato come suo ultimo libro “Why women mean business”. Il suo ragionamento è semplice e pragmatico, nella miglior tradizione statunitense: le donne hanno ormai un ruolo determinante nelle scelte d’acquisto per le spese famigliari (determinano l’80% degli acquisti); oltre il 60% ha una laurea; dove c’è più occupazione femminile c’è anche più natalità e questo è un valore fondamentale per un Pese che non vuole “estinguersi”; le società americane quotate in Borsa con donne ai vertici hanno avuto performance di mercato migliori. Il ragionamento da noi non è ancora così immediato e lineare, e le abbiamo chiesto un parere sulla situazione italiana: “it will happen” ha tagliato corto. Un vaticinio che speriamo si realizzi presto. Ma nel frattempo – l’abbiamo incalzata – cosa ne pensa del nostro progetto? “It’s interesting but I would have called it parents@work because putting the main responsability of children’s care over the mother’s shoulder makes her weaker in comparaison to the father”. Ascolto in silenzio, momento di smarrimento esistenziale: sono d’accordo anch’io che in un mondo migliore la responsabilità di cura è perfettamente condivisa da entrambi i genitori e che tanto il congedo quanto l’organizzazione del lavoro deve essere a misura di “genitore” e non solo di “mamma”.
Eppur qualcosa si muove…
Cercando di superare il “benaltrismo” – attitudine tipica di chi sostiene “ci vorrebbe ben altro per cambiare le cose”, e così non si impegna neppure partendo dalle piccole cose – vi segnalo l’interessante piano regionale, appena approvato dalla Giunta, che è tutto incentrato sull’occupazione femminile e la conciliazione dei tempi. I dettagli sono ancora in via di definizione, ma la Lombardia è intenzionata a finanziare un piano integrato per la facilitazione per il rientro al lavoro delle neo mamme lavoratrici, erogando incentivi all’acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate (nidi …) o in forma di «buono lavoro» per prestatori di servizi (assistenza domiciliare ecc.). Ma anche attraverso misure sperimentali – ancora allo studio (p. 9 e ss) — che favoriscano una gestione integrata della maternità, all’interno della famiglia ma anche all’interno dell’azienda dove la donna lavora. Questo il documento completo: Conciliazione_regione bollettino ufficiale agosto 2010-1
“Migliorare la gestione della maternità a livello territoriale, aziendale e sociale significa potenziare la competitività del territorio e delle aziende e migliorare il benessere delle famiglie” si legge nel bollettino ufficiale: un ragionamento che – al di là dell’appartenenza politica – credo trovi tutti d’accordo.
Il gioco dei ruoli
Chi di voi ha visto ieri sera la commedia sentimentale “Sarà perché ti amo”, con Sophie Marceau?
Dopo dieci anni di matrimonio, Ariane (Sophie Marceau) e Hugo (Dany Boon) sono nel pieno di una crisi di identità di coppia e decidono – per scongiurare l’incomprensione e il divorzio – di scambiarsi i ruoli per un anno. Così Ariane si ritrova da un giorno all’altro a dirigere l’impresa edile del marito; quest’ultimo invece si improvvisa venditore porta a porta di bigiotteria ma sopratutto padre a tempo pieno, lui che non ha mai partecipato ad una recita del figlio e che in casa non ha mai alzato un dito.
è-quality viaggio nelle imprese dove parità è qualità

Far parlare i dati, renderli casi concreti per capire come e dove è possibile. L’argomento è sempre quello, l’occupazione femminile e materna, mia vera passione e filo conduttore del nostro progetto. In Piemonte accade che il rapporto biennale sull’occupazione nelle aziende con più di 100 dipendenti – la raccolta dei dati è prevista per legge – si è arricchita do un’indagine qualitativa sulle aziende con maggior presenza femminile. Per capire se ci sono degli elementi determinanti che permettono la “sopravvivenza” e per premiare i casi più virtuosi, rendendoli dei casi d’esempio replicabili e da far conoscere. Siete curiosi? Leggere l’opuscolo! e-quality piemonte
La stagione delle cattive madri
Sotto l’ombrellone – quando non devo improvvisarmi bagnina, perché un figlio ha deciso che sa nuotare sott’acqua, o impresaria edile perché l’altro vuole ricostruire i canali di Venezia sulla sabbia- sto leggendo il libro “La stagione delle cattive madri” di Meg Wolitzer. Il titolo trae in inganno, o forse lascia aperta alla libera interpretazione: cattive madri perché le quattro protagoniste hanno rinunciato alla carriera per essere mamme a tempo pieno, una scelta sbagliata e anacronistica? O cattive madri perché ad un certo punto rivendicano una loro identità di donna, oltre che di moglie e madre, e analizzano con realismo – scomodo, ma stimolante – gioie e dolori della maternità? C’è un po’ di tutto in questo libro, che stuzzica il lettore offrendogli quell’atmosfera rilassata da chiacchiera al bar – qui il Golden Horn – dove la mattina dopo aver accompagnato i figli a scuola ci si confronta sui problemi quotidiani dei genitori. E non si può non provare solidarietà per le protagoniste che, in maniera diversa, provano a rimettersi in gioco quando i figli crescono, riflettono sulla loro scelta di essersi “isolate” dal mondo produttivo per dedicarsi ai pargoli e cercano di ricordarsi come erano brave in un passato molto remoto. Perché, come rivela Amy – una delle quattro – “se avevi un lavoro avevi la possibilità di affermarti in qualche modo. La gente si sentiva sollevata quando potevi dirle che facevi qualcosa. Senza il travestimento di una professione, non c’era modo di giudicarti. (…) Se dicevi che non lavoravi, l’altra persona distoglieva lo sguardo e cercava qualcuno che facesse qualcosa, o che potesse essere valutato, e con il quale si potesse parlare tranquillamente”. Come se fare la mamma non fosse un vero lavoro….
Via libera al talento
Qualche volta le iniziative del fondo sociale europeo hanno risvolti pratici, destinati ad imprese e professionisti. Ecco un bel esempio: un libretto – passato in Italia assolutamente sotto traccia – che descrive perché anche nelle piccole e medie imprese i talenti al femminile sono una risorsa, anche economica, e come vanno valorizzati. Un utile documento da consultare e tenere da parte. vademecum aziende
Moms at work, ma non solo
Lasciatemi raccontare brevemente cos’è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page, qui voglio invece trasmettervi le impressioni. Il nostro progetto è partito a cavallo dell’anno 2010, siamo “usciti allo scoperto” a marzo con un ambizioso progetto: ristabilire da un lato un confronto positivo tra donne qualificate motivate che hanno avuto gap occupazionali legati alla maternità- o che “tengono duro” ma vorrebbero rimodellare i propri tempi di vita professionale- e le aziende, per reinserirle nel mercato del lavoro; e offrire dall’altro consulenza alle aziende sulla flessibilità a 360°, aggiornandole quindi anche sui disegni di legge e le scelte politiche sul tema. E ieri in effetti siamo riusciti a mettere tutti intorno ad un tavolo. Non è stato facile, fino all’ultimo eravamo in suspance: i capi del personale come reagiranno ad un invito su questo tema? Verranno? Le dirette interessate accorreranno sul piede di guerra? E le istituzioni si trincereranno dietro un testo scritto ad hoc dal portavoce senza aggiungere una parola di più o si potrà avere un reale confronto sul tema? Beh, devo dire che ha funzionato! C’erano molti responsabili delle risorse umane, anche delle aziende che ancora non si sono mosse – o sono alle prime armi – in questo campo, oltre ai “virtuosi”. Che peraltro non hanno usato questo spazio per farsi belli ma per ragionare seriamente su costi e benefici nella gestione flessibile delle risorse. Anche gli interventi delle mamme in sala sono stati molto seri, e provocanti ma ho apprezzato molto che erano tesi a trovare una soluzione, ad un dibattito e non ad una recriminazione o una lamentela. Come Silvia Alessi di Avanade che ci ha portato la sua testimonianza di confronto costruttivo con il proprio capo del personale. E le istituzioni – l’Assessore Boscagli e il rappresentante Cisl Gigi Petteni – al posto che una presenza “mordi e fuggi” si sono prestati fino alla fine dell’incontro al dialogo; così come Francesca Pelaia del dipartimento della Famiglia ha affrontato il tema con semplicità, senza nascondere snodi e criticità del finanziamento dell’art. 9. Si dice “chi si loda s’imbroda” quindi ora basta, volevo solo raccontarvi un piccolo successo, un primo piccolo passo avanti. Sappiamo che la strada è lunga, ma anche che con determinazione ed entusiasmo si può arrivare lontano.
Linea diretta con gli hr specialist
Nella sezione “consigli pratici” per le mamme del sito, abbiamo appena inaugurato un nuovo spazio di confronto con hr specialist ai quali porre domande, chiedere consigli e dai quali ricevere, volta per volta, indicazioni su come affrontare tutti gli snodi principali per trovare un nuovo lavoro, dalla stesura del CV al colloquio. Con un occhio di riguardo a chi – come le neo-mamme – ha “rallentato” o provvisoriamente sospeso il proprio impegno professionale per esigenze private.
Inauguriamo questo spazio con il prezioso aiuto di Cristina De Tomasi, responsabile della selezione Gi Group, che per prima cosa indica le dieci regole d’oro per stende un curriculum completo, ben fatto quindi interessante per chi lo legge.
The evolution of Dad
Papa’ alla riscossa. Si potrebbe riassumere così un’iniziativa molto interessante nata negli Stati Uniti da un regista che, quando è diventato padre, è entrato in crisi e si è interrogato sul proprio ruolo all’interno della famiglia. Ne è nato un documentario ricco di testimonianze dove i papa’ d’America raccontano, riscoprono – e rivendicano – la propria importanza come genitori. Mettendo in discussione non solo gli equilibri tra le mura domestiche ma anche l’organizzazione sociale ed economica attuale, ancora basata sul modello del breadwinner, principale reddito e contribuente del nucleo famigliare.
Che ne pensate? Ennesima “trovata” americana o iniziativa all’avanguardia?




