Lavoro per obiettivi, quindi flessibilità nella gestione del tempo per tutti i dipendenti. Patrizia Fabricatore, Vice President Human Resources di AstraZeneca spiega come le donne son un asset per il gruppo e come vengono valorizzate al suo interno.
D: Quali politiche ha implementato Astrazeneca per la conciliazione dei tempi casa/lavoro?
R: Astrazeneca crede nel commitment dei suoi dipendenti e nel lavoro per obiettivi, quindi offre flessibilità nella gestione del tempo. Anche se la presenza femminile è significativa – il 40% delle risorse interne sono donne, e il 23% sono donne dirigenti su 860 dipendenti- queste politiche di flessibilità si rivolgono a tutte le risorse del gruppo. C’è il telelavoro “on demand” per un massimo di 3 giorni a settimana, che viene usato da circa il 4,5% delle donne in azienda; c’è anche il part-time (4% delle donne circa) . Ma flessibilità significa anche libertà in ingresso e in uscita, consentono un margine di adattabilità alle esigenze personali (8-9:15 in ingresso; 16:45-18 in uscita), e possibilità di “accumulare” le ore agguintive o di straordinari per poi utilizzarli sotto forma di permessi. Infine abbiamo abolito la timbratura delle pausa pranzo per consentire ad ogni persona di regolarsi in base alle proprie esigenze e abbiamo da poco introdotto un servizio di assistenza legale nell’ottica, anche, del time-saving.
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In Boiron le maternità sono un evento fisiologico naturale, visto che il 58% dei dipendenti (147 su 253) sono donne e occupano peraltro diverse mansioni. Metà delle donne presenti in Boiron sono anche mamme e l’attenzione dell’azienda per le proprie risorse – come spiega Isabella Colombi, responsabile risorse umane – fa sì che il turnover e l’”abbandono” dopo la maternità sia praticamente inesistente
D: Come gestisce Boiron le mamme in azienda?
R: La percentuale di donne presenti in azienda è alta ed trasversale un po’ a tutti i livelli e settori, tanto nel top management che in amministrazione, nel settore commerciale e negli stabilimenti. E’ quindi chiaro che le maternità sono un evento abbastanza ricorrente, direi fisiologico, e abbiamo imparato a gestirle al meglio partendo da singoli casi e da iniziative informali, spontanee. Abbiamo, a livello organizzativo, la flessibilità di un’ora in ingresso e uscita e il part-time (l’8,6% del totale) che finora è stato concesso a tutti quelli che ce l’hanno richiesto.
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Forte attenzione alla diversity e al valore di ogni singola persona in B.Braun dove se una donna vale, l’azienda viene incontro alle sue esigenze. Compreso il part-time in fase di assunzione.
D: Come gestisce e valorizza B. Braun in Italia i talenti al femminile?
R: In BBraun c’è una forte attenzione alla diveristy e al valore del singolo individuo. Per quanto riguarda più specificatamente le esigenze di conciliazione – che dovrebbero riguardare entrambi i genitori ma che spesso sono prese in carico dalla donna – abbiamo introdotto dal 2008 il part-time. C’è da segnalare che per primi tre anni di vita del bambino integriamo il part-time con un contributo aggiuntivo. L’azienda inoltre concede diversi giorni di permesso retribuito aggiuntivi, un bonus asilo in busta paga e orari flessibili, con la possibilità di recuperare le ore aggiuntive lavorate attraverso una banca delle ore.
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Part-time ma anche pausa pranzo flessibile – corta per chi vuole uscire prima, lunga per chi vuole tornare a casa ad organizzare il pomeriggio dei figli – queste alcune delle attenzioni di Italcementi per le proprie risorse femminili e per i genitori. Le racconta Luca Resnati, hr Management & Development Policies manager del gruppo industriale bergamasco.
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Un accordo quadro sul welfare siglato nel 2007 ma ancora innovativo, e infrastrutture molto utili al work life balance come gli asili nido aziendali ed i campus estivi. Monica Poggio, Responsabile Corporate Culture UniCredit Group, e Daniela Ferrari, Responsabile Retail Italy Compensation & Professional Development ci spiegano come Unicredit group sia attento alle donne in azienda.
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Ogni anno circa 50 maternità da gestire. Un numero elevato senz’altro che – ammette il direttore del personale, Danilo Benedetti – ha dei costi organizzativi, ma che Mediolanum deciso di gestire al meglio.
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Un’azienda, anche se rientra nel settore industriale, semplice nei numeri e nella gestione, costruita su rapporti diretti e informali, di responsabilizzazione individuale e di coordinamento all’interno del proprio team. Così Riccardo Romano, direttore risorse umane di Danone Italia ci racconta come l’azienda vive la flessibilità sul lavoro e spiega: “Penso che un bravo direttore risorse umane sia quello che coordina la squadra, non che la controlla”.
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D: La sua società ha dei programmi per la conciliazione dei tempi casa/lavoro? Quante donne ci sono in azineda e quante di queste hanno – se ci sono tali contratti – contratti di lavoro flesisbili (part-time, telelavoro, flessibilità oraria)?
R: La Corneliani non ha messo in atto progetti finanziati ex art. 9. Tuttavia ha cercato nel tempo di mettere attuare delle soluzioni che, compatibilmente con le esigenze tecnico organizzative, favoriscano la conciliazione: tra queste la concessione del part time, l’aspettativa, la flessibilizzazione dell’orario in determinati periodi. In azienda lavorano 554 donne, pari al 77% dei dipendenti. Il 20% circa del personale può disporre del part time.
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“La normativa spesso inibisce forme innovative e progetti pilota di gestione del personale più flessibile. E poi certo molte delle iniziative a favore dei dipendenti sono pagate in maniera completa dalle aziende, mentre all’estero lo Stato concede sgravi fiscali ed incentivi per asili nido e per la flessibilità del lavoro”. Così il direttore del personale di Zurich in Italia ci descrive la realtà italiana di un grande gruppo assicurativo europeo.
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“Certo la maternità puo’ essere un periodo critico, di “isolamento” rispetto alla vita professionale ma noi cerchiamo di mantenere un rapporto costruttivo tra la neo-mamma e il proprio manager di riferimento”. Così Sonia Malaspina, direttore risorse umane di Kellogg Italia, ci racconta come anche in un settore tradizionale – quello alimentare – l’attenzione ai talenti femminili esiste e come vengono coltivati
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