Il gioco dei ruoli

Chi di voi ha visto ieri sera la commedia sentimentale “Sarà perché ti amo”, con Sophie Marceau?

Dopo dieci anni di matrimonio, Ariane (Sophie Marceau) e Hugo (Dany Boon) sono nel pieno di una crisi di identità di coppia e decidono – per scongiurare l’incomprensione e il divorzio – di scambiarsi i ruoli per un anno. Così Ariane si ritrova da un giorno all’altro a dirigere l’impresa edile del marito; quest’ultimo invece si improvvisa venditore porta a porta di bigiotteria ma sopratutto padre a tempo pieno, lui che non ha mai partecipato ad una recita del figlio e che in casa non ha mai alzato un dito.

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La stagione delle cattive madri

Sotto l’ombrellone – quando non devo improvvisarmi bagnina, perché un figlio ha deciso che sa nuotare sott’acqua, o impresaria edile perché l’altro vuole ricostruire i canali di Venezia sulla sabbia- sto leggendo il libro “La stagione delle cattive madri” di Meg Wolitzer. Il titolo trae in inganno, o forse lascia aperta alla libera interpretazione: cattive madri perché le quattro protagoniste hanno rinunciato alla carriera per essere mamme a tempo pieno, una scelta sbagliata e anacronistica? O cattive madri perché ad un certo punto rivendicano una loro identità di donna, oltre che di moglie e madre, e analizzano con realismo – scomodo, ma stimolante – gioie e dolori della maternità? C’è un po’ di tutto in questo libro, che stuzzica il lettore offrendogli quell’atmosfera rilassata da chiacchiera al bar – qui il Golden Horn – dove la mattina dopo aver accompagnato i figli a scuola ci si confronta sui problemi quotidiani dei genitori. E non si può non provare solidarietà per le protagoniste che, in maniera diversa, provano a rimettersi in gioco quando i figli crescono, riflettono sulla loro scelta di essersi “isolate” dal mondo produttivo per dedicarsi ai pargoli e cercano di ricordarsi come erano brave in un passato molto remoto. Perché, come rivela Amy – una delle quattro – “se avevi un lavoro avevi la possibilità di affermarti in qualche modo. La gente si sentiva sollevata quando potevi dirle che facevi qualcosa. Senza il travestimento di una professione, non c’era modo di giudicarti. (…) Se dicevi che non lavoravi, l’altra persona distoglieva lo sguardo e cercava qualcuno che facesse qualcosa, o che potesse essere valutato, e con il quale si potesse parlare tranquillamente”. Come se fare la mamma non fosse un vero lavoro….

Moms at work, ma non solo

Lasciatemi raccontare brevemente cos’è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page, qui voglio invece trasmettervi le impressioni. Il nostro progetto è partito a cavallo dell’anno 2010, siamo “usciti allo scoperto” a marzo con un ambizioso progetto: ristabilire da un lato un confronto positivo tra donne qualificate motivate che hanno avuto gap occupazionali legati alla maternità- o che “tengono duro” ma vorrebbero rimodellare i  propri tempi di vita professionale-   e le aziende, per reinserirle nel mercato del lavoro; e offrire dall’altro consulenza alle aziende sulla flessibilità a 360°, aggiornandole quindi anche sui disegni di legge e le scelte politiche sul tema. E ieri in effetti siamo riusciti a mettere tutti intorno ad un tavolo. Non è stato facile, fino all’ultimo eravamo in suspance: i capi del personale come reagiranno ad un invito su questo tema? Verranno? Le dirette interessate accorreranno sul piede di guerra? E le istituzioni si trincereranno dietro un testo scritto ad hoc dal portavoce senza aggiungere una parola di più o si potrà avere un reale confronto sul tema? Beh, devo dire che ha funzionato! C’erano molti responsabili delle risorse umane, anche delle aziende che ancora non si sono mosse – o sono alle prime armi – in questo campo, oltre ai “virtuosi”. Che peraltro non hanno usato questo spazio per farsi belli ma per ragionare seriamente su costi e benefici nella gestione flessibile delle risorse. Anche gli interventi delle mamme in sala sono stati molto seri, e provocanti ma ho apprezzato molto che erano tesi a trovare una soluzione, ad un dibattito e non ad una recriminazione o una lamentela. Come Silvia Alessi di Avanade che ci ha portato la sua testimonianza di confronto costruttivo con il proprio capo del personale. E le istituzioni – l’Assessore Boscagli e il rappresentante Cisl Gigi Petteni – al posto che una presenza “mordi e fuggi” si sono prestati fino alla fine dell’incontro al dialogo; così come Francesca Pelaia del dipartimento della Famiglia ha affrontato il tema con semplicità, senza nascondere snodi e criticità del finanziamento dell’art. 9. Si dice “chi si loda s’imbroda” quindi ora basta, volevo solo raccontarvi un piccolo successo, un primo piccolo passo avanti. Sappiamo che la strada è lunga, ma anche che con determinazione ed entusiasmo si può arrivare lontano.

Linea diretta con gli hr specialist

Nella sezione “consigli pratici” per le mamme del sito, abbiamo appena inaugurato un nuovo spazio di confronto con hr specialist ai quali porre domande, chiedere consigli e dai quali ricevere, volta per volta, indicazioni su come affrontare tutti gli snodi principali per trovare un nuovo lavoro, dalla stesura del CV al colloquio. Con un occhio di riguardo a chi – come le neo-mamme – ha “rallentato” o provvisoriamente sospeso il proprio impegno professionale per esigenze private.

Inauguriamo questo spazio con il prezioso aiuto di Cristina De Tomasi, responsabile della selezione Gi Group, che per prima cosa indica le dieci regole d’oro per stende un curriculum completo, ben fatto quindi interessante per chi lo legge.

E se si accorciasse la maternità?

Durante una trasmissione di radio24 sull’occupazione femminile – alla quale partecipavo – ha chiamato una futura mamma che abita al confine tra Italia e Svizzera per sottolineare come in territorio elvetico, dove lei lavora, il periodo di congedo sia molto più corto rispetto all’Italia e come il nostro Paese dia più tutele. In effetti, il congedo lì è più corto – si limita a 14 settimane dopo il parto, contro i nostri 5 mesi obbligatori all’ 80% e gli altri sei facoltativi al 30% – ma siamo sicuri che sia davvero meglio avere una maternità così lunga? Non è forse un’arma a doppio taglio che se da un lato permette di stare a casa, dall’altro rischia di isolare la neo-mamma, perché per l’impossibilità di tornare a tempo parziale dopo i cinque mesi si utilizzano alla fine anche gli altri sei?

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La domanda che ritorna

E’ partito qualche giorno fa l’iter parlamentare della proposta di legge n.2956 in materia di parità di accesso agli organi delle società quotate in mercati regolamentati, promosso dalla deputata Alessia Mosca. Se la norma passasse, le nomine in seno ai consigli di amministrazione delle società quotate in borsa dovranno essere effettuate in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi. »

Che tipo di donna?

Siamo davvero “unite” noi donne sul tema dell’occupazione femminile? O c’è tra di noi uno scontro generazionale tra chi ha sacrificato sull’altare della carriera la famiglia – e non vuole sentir parlare di conciliazione – »