Il gioco dei ruoli

Chi di voi ha visto ieri sera la commedia sentimentale “Sarà perché ti amo”, con Sophie Marceau?

Dopo dieci anni di matrimonio, Ariane (Sophie Marceau) e Hugo (Dany Boon) sono nel pieno di una crisi di identità di coppia e decidono – per scongiurare l’incomprensione e il divorzio – di scambiarsi i ruoli per un anno. Così Ariane si ritrova da un giorno all’altro a dirigere l’impresa edile del marito; quest’ultimo invece si improvvisa venditore porta a porta di bigiotteria ma sopratutto padre a tempo pieno, lui che non ha mai partecipato ad una recita del figlio e che in casa non ha mai alzato un dito.

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è-quality viaggio nelle imprese dove parità è qualità

Far parlare i dati, renderli casi concreti per capire come e dove è possibile. L’argomento è sempre quello, l’occupazione femminile e materna, mia vera passione e filo conduttore del nostro progetto. In Piemonte accade che il rapporto biennale sull’occupazione nelle aziende con più di 100 dipendenti – la raccolta dei dati è prevista per legge – si è arricchita do un’indagine qualitativa sulle aziende con maggior presenza femminile. Per capire se ci sono degli elementi determinanti che permettono la “sopravvivenza” e per premiare i casi più virtuosi, rendendoli dei casi d’esempio replicabili e da far conoscere.  Siete curiosi? Leggere l’opuscolo! e-quality piemonte

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Via libera al talento

Qualche volta le iniziative del fondo sociale europeo hanno risvolti pratici, destinati ad imprese e professionisti. Ecco un bel esempio: un libretto – passato in Italia assolutamente sotto traccia – che descrive perché anche nelle piccole e medie imprese i talenti al femminile sono una risorsa, anche economica, e come vanno valorizzati. Un utile documento da consultare e tenere da parte. vademecum aziende

Moms at work, ma non solo

Lasciatemi raccontare brevemente cos’è successo ieri. Gli atti del convegno e le informazioni formali le troverete presto nella home page, qui voglio invece trasmettervi le impressioni. Il nostro progetto è partito a cavallo dell’anno 2010, siamo “usciti allo scoperto” a marzo con un ambizioso progetto: ristabilire da un lato un confronto positivo tra donne qualificate motivate che hanno avuto gap occupazionali legati alla maternità- o che “tengono duro” ma vorrebbero rimodellare i  propri tempi di vita professionale-   e le aziende, per reinserirle nel mercato del lavoro; e offrire dall’altro consulenza alle aziende sulla flessibilità a 360°, aggiornandole quindi anche sui disegni di legge e le scelte politiche sul tema. E ieri in effetti siamo riusciti a mettere tutti intorno ad un tavolo. Non è stato facile, fino all’ultimo eravamo in suspance: i capi del personale come reagiranno ad un invito su questo tema? Verranno? Le dirette interessate accorreranno sul piede di guerra? E le istituzioni si trincereranno dietro un testo scritto ad hoc dal portavoce senza aggiungere una parola di più o si potrà avere un reale confronto sul tema? Beh, devo dire che ha funzionato! C’erano molti responsabili delle risorse umane, anche delle aziende che ancora non si sono mosse – o sono alle prime armi – in questo campo, oltre ai “virtuosi”. Che peraltro non hanno usato questo spazio per farsi belli ma per ragionare seriamente su costi e benefici nella gestione flessibile delle risorse. Anche gli interventi delle mamme in sala sono stati molto seri, e provocanti ma ho apprezzato molto che erano tesi a trovare una soluzione, ad un dibattito e non ad una recriminazione o una lamentela. Come Silvia Alessi di Avanade che ci ha portato la sua testimonianza di confronto costruttivo con il proprio capo del personale. E le istituzioni – l’Assessore Boscagli e il rappresentante Cisl Gigi Petteni – al posto che una presenza “mordi e fuggi” si sono prestati fino alla fine dell’incontro al dialogo; così come Francesca Pelaia del dipartimento della Famiglia ha affrontato il tema con semplicità, senza nascondere snodi e criticità del finanziamento dell’art. 9. Si dice “chi si loda s’imbroda” quindi ora basta, volevo solo raccontarvi un piccolo successo, un primo piccolo passo avanti. Sappiamo che la strada è lunga, ma anche che con determinazione ed entusiasmo si può arrivare lontano.

The evolution of Dad

 

Papa’ alla riscossa. Si potrebbe riassumere così un’iniziativa molto interessante nata negli Stati Uniti da un regista che, quando è diventato padre,  è entrato in crisi e si è interrogato sul proprio ruolo all’interno della famiglia. Ne è nato un documentario ricco di testimonianze dove i papa’ d’America raccontano, riscoprono – e rivendicano – la propria importanza come genitori. Mettendo in discussione non solo gli equilibri tra le mura domestiche ma anche l’organizzazione sociale ed economica attuale, ancora basata sul modello del breadwinner, principale reddito e contribuente del nucleo famigliare.

Che ne pensate? Ennesima “trovata” americana o iniziativa all’avanguardia?

Cosa pensanso i direttori del personale? Leggetelo qui!

Il nostro progetto pilota continua ed oltre a creare un database di donne qualificate e motivate a rientrare – o a modificare i ritmi del proprio impegno – nel mondo del lavoro, dialoghiamo con le aziende per cercare di capire se e cosa già stanno facendo in termini di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. E cosa invece non fanno, perché é percepito come un costo, un aggravio uno snodo critico dell’organizzazione aziendale. Volete saperne di più? Andate nella sezione “Le interviste” qui di fianco a sinistra: grandi gruppi e realtà locali a confronto sul tema. Lo trovate interessante? Diteci la vostra.

E se si accorciasse la maternità?

Durante una trasmissione di radio24 sull’occupazione femminile – alla quale partecipavo – ha chiamato una futura mamma che abita al confine tra Italia e Svizzera per sottolineare come in territorio elvetico, dove lei lavora, il periodo di congedo sia molto più corto rispetto all’Italia e come il nostro Paese dia più tutele. In effetti, il congedo lì è più corto – si limita a 14 settimane dopo il parto, contro i nostri 5 mesi obbligatori all’ 80% e gli altri sei facoltativi al 30% – ma siamo sicuri che sia davvero meglio avere una maternità così lunga? Non è forse un’arma a doppio taglio che se da un lato permette di stare a casa, dall’altro rischia di isolare la neo-mamma, perché per l’impossibilità di tornare a tempo parziale dopo i cinque mesi si utilizzano alla fine anche gli altri sei?

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Risorse sprecate

Due mila curricula in tre giorni. Questa non è solo la crisi economica, è una crisi sociale perché tutte le mamme che ci hanno scritto – vi ringrazio per il tempo speso a inviarci le vostre testimonianze e i vostri dati – con la maternità hanno vissuto una vera e propria “rottura” professionale. Ed umana, aggiungo io. »

Articolo 9 legge 53/2000: dieci anni portati male

Non era perfetto, poteva essere migliorato in molti aspetti ma era pur sempre uno dei pochi strumenti che finanziavano la conciliazione in azienda nel nostro Paese. Invece per il suo 10° compleanno l’art. 9 della legge 53 del 2000 (“Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”) – varata proprio per la ricorrenza dell’8 marzo – è bloccato. »