Cosa pensanso i direttori del personale? Leggetelo qui!

Il nostro progetto pilota continua ed oltre a creare un database di donne qualificate e motivate a rientrare – o a modificare i ritmi del proprio impegno – nel mondo del lavoro, dialoghiamo con le aziende per cercare di capire se e cosa già stanno facendo in termini di conciliazione tra vita familiare e lavorativa. E cosa invece non fanno, perché é percepito come un costo, un aggravio uno snodo critico dell’organizzazione aziendale. Volete saperne di più? Andate nella sezione “Le interviste” qui di fianco a sinistra: grandi gruppi e realtà locali a confronto sul tema. Lo trovate interessante? Diteci la vostra.

Sorpresa: il part-time non costa di più

Devo ringraziare Maria Grazia Seminario, imprenditrice bresciana della Las (Lombarda Accessori Serramenti) che si è prestata al confronto sul tema della flessibilità. E che ha scoperto – dopo un’attenta analisi delle buste paga con il suo consulente – che il part-time non costa di più del tempo pieno, né in termini retributivi né in termini contributivi. Devo ringraziarla anche per la sua schietta reazione:  “è stata una sorpresa anche per me!” Ho voluto raccontarvelo in un post perché questo per me è un piccolo successo e un ottimo esempio. Un piccolo successo perché  dimostra che è possibile sfatare alcuni  falsi miti sui costi della flessibilità. Ed un ottimo esempio di come lo scambio di informazioni ed il confronto tra le pratiche aziendali può servire in maniera concreta ad affrontare il tema della conciliazione. Che è poi il primo passo per trovare delle soluzioni utili e condivise. Infatti questa imprenditrice mi ha spiegato: gli oneri percepiti sono probabilmente legati ai costi organizzativi. Questa è un’indicazione chiara, precisa sulla quale ragionare. L’altra, molto interessante, è questa: “Forse si chiede a gran voce la defiscalizzazione per incentivare le assunzioni,  visto che nella  mentalità imprenditoriale il part-time è sinonimo di poca disponibilità. Ma – aggiunge – per quanto mi riguarda ti posso assicurare  il contrario: infatti le lavoratrici a part-time hanno sempre dimostrato la loro gratitudine  rendendosi più flessibili e professionali dei colleghi  a full-time”.  Ecco una testimonianza che vale più di mille studi. E poi dicono che nelle piccole imprese non c’è attenzione per le risorse.

Foto: Pane, amore e creatività

Aso Siderurgica – Paola Artioli, Consigliere delegato

“I vantaggi ci sono e incidono anche sul conto economico in termini di minore dispendio di risorse e di stress organizzativo, in termini di maggior affezione all’azienda, di minor perdita di professionalità, di rientro al lavoro in tempi ragionevoli e quindi minor bisogno di spese per la sostituzione”. In un settore prettamente maschile come quello siderurgico,  Paola Artioli  consigliere delegato di Aso Siderurgica ci racconta come ha saputo trasformare quello che può sembrare un problema – la maternità – in un’opportunità, non solo per le dipendenti ma anche per l’azienda. »

Il lato B della crisi

E se vedessimo la crisi come opportunità per ripensare il mercato del lavoro? Tante aziende infatti, prima “rigide” verso le forme flessibili di lavoro, oggi stanno ridefinendo la propria organizzazione interna »